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 lunedì, settembre 06 2010 @ 11:01 CEST

Parla la lobby contro l'open source

   

Free SoftwareIl gruppo ISC (Initiative for Software Choice) scrive alla Commissione europea e spiega: non c'è alcun bisogno di agevolare il software libero, anzi sarebbe dannoso.
Che ci fossero lobby contro la diffusione del software open source a livello europeo si sapeva, ora se ne comprende meglio la portata grazie alla pubblicazione di una lettera che il gruppo di pressione Initiative for Software Choice (ISC) ha inviato alla Commissione europea come commento ai risultati di un recente report sul ruolo del software libero nell'economia europea.

La lettera (una copia della quale è stata recapitata alla rivista americana InfoWorld) è stata inviata il 10 ottobre scorso a firma di Hugo Lueders, responsabile della sezione europea della ISC, a seguito - come dicevamo - di un report che viene da Lueders definito "più un documento marketing che una ricerca seria". Il report in questione - "Study on the Economic Impact of Open Source Software on Innovation and the Competitiveness of the Information and Communication Technologies (ICT) Sectors in the EU" - indicava che l'open source gioca un ruolo positivo dal punto di vista economico e raccomandava di incoraggiare il suo sviluppo attraverso misure anche fiscali.


Incoraggiare il software libero? Non serve...

Secondo Lueders, l'Unione europea non dovrebbe incoraggiare lo sviluppo dell'open source. In primo luogo perché un incoraggiamento è inutile, dato che il report stesso indicava che il 40% delle aziende sta già usando software open source, una percentuale che si prevede aumenti del 20% l'anno. Anche se l'open source non fosse così diffuso, poi, non starebbe alla Commissione europea giudicarlo un fatto negativo. Secondo Lueders il mercato deve essere lasciato libero di prendere le sue decisioni: "Nella realtà il mercato ha deciso largamente in favore del modello proprietario, una scelta che non dovrebbe essere ignorata indipendentemente dai presunti vantaggi dell'open source".

Lueders afferma anche che gli standard aperti, in pratica quelli che non richiedono una licenza per la loro implementazione, non sono necessariamente un elemento a priori positivo. Invece, dovrebbe essere mantenuta "una varietà di standard diversi" per avere la massima efficienza del mercato, il che dovrebbe includere "standard licenziati e non licenziati".
Qualsiasi azione che andasse a sfavorire gli standard non 'open source friendly' avrebbe il risultato di "mutare in maniera significativa l'intero ecosistema del software".


Niente agevolazioni fiscali

La lettera dell'ISC afferma anche che le raccomandazioni del report in materia di agevolazioni fiscali per lo sviluppo open source "sembrano estreme", dato che distorcerebbero il mercato e sarebbero difficili da mettere in pratica. Sarebbe in teoria possibile, spiega la lettera, che qualcuno cedesse in open source codice di poco valore giusto per ottenere incentivi fiscali, dato che è impossibile calcolare in qualche modo il 'valore' dello sforso e del tempo dedicato a generare cdice. In ogni caso, gli sviluppatori open source hanno - sempre secondo Lueders - già abbastanza spinte economiche perché, come nota il report europeo, più della metà di loro ricava utili dalle proprie attività open source.

"Tenendo presente questo - scrive Lueders - è difficile vedere la necessità di considerare lo sviluppo dell'open source come una 'donazione alla società', come suggerito dal report". ISC propone invece modelli diversi, in cui gli sviluppatori che usano fondi pubblici possono poi comunque scegliere qualsiasi tipo di licenza con cui rilasciare il proprio lavoro.
Commentando il fatto che la Commissione ha concesso all'ISC solo una decina di giorni per commentare le 256 pagine del report sull'open source, Lueders ha tra l'altro scritto che "da questo si potrebbe concludere che la Commissione non tolleri commenti contrari, che non siano in linea con la sua agenda".
da http://www.nwi.it/




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