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 lunedì, settembre 06 2010 @ 11:55 CEST

Parigi: l'Europa marci verso OpenDocument

   

Free SoftwareUn rapporto voluto dal primo ministro transalpino delinea la strada che potrebbe portare istituzioni ed enti pubblici verso il formato documentale aperto. Si prepara un appello ai partner europei
Parigi - Il cammino di OpenDocument verso l'adozione internazionale ha subito un'importante accelerazione nelle scorse ore, quando è stato reso noto un rapporto sull'adozione dei formati liberi voluto dal primo ministro Dominique de Villepin.

Nel suo studio, il parlamentare francese Bernard Carayon non solo delinea i vantaggi che i cittadini francesi otterrebbero se la pubblica amministrazione adottasse OpenDocument (ODF) ma suggerisce al governo di farsi portavoce di una iniziativa europea per spingere tutti i partner dell'Unione ad adottare sistematicamente i formati aperti, ODF in primis.

Carayon sottolinea come ODF sia stato consacrato lo scorso maggio quale standard dall'ente internazionale ISO, un passaggio che "garantisce perennemente" l'accessibilità di documenti realizzati con questo formato, consentendone "l'uso senza rischi da parte dei soggetti economici e degli enti pubblici".

I primi passi da fare, dunque, consistono nel rendere obbligatorio alla PA francese l'utilizzo di ODF e nel chiedere all'Unione Europea di realizzare in ODF qualsiasi documento venga scambiato e pubblicato a livello istituzionale comunitario. Secondo il rapporto, infatti, solo l'adozione di formati aperti e interoperabili pone "le condizioni dello sviluppo economico europeo per quanto riguarda le tecnologie dell'informazione". In questo senso è necessario, viene sottolineato, che "l'interoperabilità diventi un requisito legale fondamentale".

OpenDocument, qui il sito ufficiale creato da Oasis, l'organizzazione che lo ha promosso, ormai da tempo sta guadagnando popolarità in molti diversi paesi, anche europei, tanto da aver spinto softwarehouse come Microsoft, promotrici di formati rivali, ad abbracciare ODF per accontentare le sempre più numerose richieste dei propri clienti istituzionali.

In realtà la proposta Carayon non riguarda soltanto i formati aperti ma si spende anche per la promozione del software libero. Secondo Carayon infatti nell'economia dell'Information Technology il software libero sta acquisendo un peso sempre maggiore e per questo è necessario non sottostimare il contributo che può fornire a tutti i livelli. La proposta è quindi di realizzare un "centro di competenza dedicato al software aperto", con un occhio particolare sugli "aspetti della sicurezza". Il tutto condito da un dibattito della PA che il Governo dovrebbe coordinare perché il software a sorgente aperto "sia reso disponibile in tutta la pubblica amministrazione".

I primi a commentare il rapporto Carayon sono stati quelli di APRIL, l'associazione francese che si batte per la diffusione del software libero, che hanno chiesto al primo ministro di "dar seguito alle proposte contenute nel rapporto".




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